Per favore, poniamo fine alla umiliazione dei piccoli comuni

Si ripete, ad ogni primavera elettorale, un fenomeno di “truffa legale” che usa i nostri piccoli comuni: si tratta della presentazione di liste elettorali di “forestieri” sconosciuti e che raccoglieranno zero voti non affacciandosi mai in paese.

Pare che la motivazione di ciò sia in generosi permessi elettorali (un mese) che alcune amministrazioni pubbliche (si parla di polizia e polizia penitenziaria) concedono ai propri dipendenti.

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Barriere Architettoniche: sensibilizzare anche gli amministratori al rispetto della legge

Nel fine settimana nella città di Rieti sarà posto all’attenzione il tema della barriere architettoniche.
La manifestazione punta sulla necessaria sensibilizzazione della cittadinanza ma, approfittando della campagna elettorale, sarà bene che sia occasione di sensibilizzare anche la prossima amministrazione.

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Casa circondariale di RIETI – visita del 18 gennaio 2017

Casa circondariale di RIETI –  visita del 18 gennaio 2017

Delegazione in visita: Marco Arcangeli, Marco Giordani, Gianfranco Paris

Ricevuti e accompagnati nella visita dalla direttrice dell’istituto Vera Poggetti e dall’educatore Luca Agabiti.

Durata della visita: 3 ore

La visita è stata parziale, senza contatto con i detenuti ed il personale medico, a causa di ripetuti eventi sismici. Ci si propone a breve una nuova visita concentrata sulle sezioni e sul reparto medico.

 

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Domande che avrei fatto alla Boschi sui referendum in Costituzione e fuori.

Domanda che avevo preparato per la ministr* Boschi, in visita a Rieti; purtroppo non erano ammesse domande.

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Volevo riprendere il tema dei referendum.

Come sa, Radicali Italiani, a proposito delle modifiche effettuate, le ha chiesto PIUTTOSTO provvedimenti che rendano gli strumenti utilizzabili, cosa che non è oggi.

Lei ha risposto sostanzialmente, a parte valorizzare le modifiche, che:

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“L’esecuzione NON è la soluzione” Relazione di Sabina Radicale

Rieti, 31 Marzo 2015

“L’esecuzione NON è la soluzione”

Relazione di Sabina Radicale

Buonasera a tutti, grazie a chi è venuto per il vostro essere qui, grazie agli organizzatori per averci invitato.

Io sono Marco Giordani, sono segretario dell’associazione Sabina Radicale; sostituisco Alessio Torelli, che è il tesoriere dell’associazione e che ha avuto una serie di imprevisti per cui non ha potuto preparare la relazione. Nella mia relazione parlerò di Nessuno Tocchi Caino e della moratoria ONU sulla pena di morte.

Farò una breve premessa che inquadri da dove nasce Nessuno Tocchi Caino; poi la storia della moratoria, la situazione attuale e le prospettive future.

(Premessa)

  1. Noi qui (io e Alessio Torelli) rappresentiamo Sabina Radicale che è una associazione territoriale di ispirazione radicale che aderisce all’associazione Radicali Italiani.
  2. Radicali Italiani, così come Nessuno Tocchi Caino, oppure l’Associazione Luca Coscioni che si occupa di diritti dei malati e di libertà di ricerca scientifica, sono associazioni “tematiche” che “costituiscono” il Partito Radicale.
  3. Il PR è noto per le sue battaglie per la introduzione in Italia dei diritti civili: divorzio, aborto, obiezione di coscienza dal servizio militare. Diritti che noi qui in Italia chiamiamo civili, ma che in tutto il resto del mondo vengono chiamati “diritti sociali”.
  4. Dal 1989 il Partito Radicale assume la denominazione Non-Violento Trans-Nazionale Trans-Partito
  5. L’aggettivo Trans-Nazionale evidenzia la sua proiezione oltre i confini italiani, iniziata fin dai primi anni 80 con la iniziativa “contro lo sterminio per fame nel mondo” che gli diede notorietà internazionale. Risale a quei tempi il rapporto con Papa Wojtyla, che ricevette Marco Pannella ed Emma Bonino in udienza privata.
  6. Questa proiezione internazionale fa sì che il PR che sia riconosciuto quale organizzazione non governativa con status consultivo generale di prima categoria presso l’ECOSOC dell’ONU, Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.
  7. La presenza del PR all’ONU ha portato nel 2002 alla creazione della Corte Penale Internazionale, e nel 2012 alla moratoria sulle Mutilazioni Genitali Femminili, entrambe campagne dell’associazione Non C’è Pace Senza Giustizia, fondata da Emma Bonino[1].
  8. NTC viene da questa esperienza del PR ma non può essere disgiunta da storie personali. Perché poi sono le persone a fare la storia.

(Nessuno tocchi Caino)

Questa è la descrizione che NTC dà di sé:

E’ una lega internazionale di cittadini e di parlamentari per la moratoria (cioè la interruzione) delle esecuzioni, in vista della abolizione della pena di morte nel mondo. E´ un´associazione senza fine di lucro, fondata a Bruxelles nel 1993. Il nome è tratto dalla Bibbia dove non c’è scritto solo “occhio per occhio, dente per dente”, c’è scritto anche: “Il signore pose su Caino un segno perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato”. Oggi questo vuol dire che lo Stato non può disporre della vita dei suoi cittadini.

Permettetemi su questo occhio per occhio, un inciso: pochi sanno, forse anche in NTC, che il senso del passo non è di vendetta ma di “proporzione” della pena che non deve essere superiore alla offesa. Provate a pronunciarla accentuando il primo dei due termini gemelli … OCCHIO per occhio, DENTE per dente. Concetto che ancora oggi è un obiettivo non raggiunto, né nelle legislazioni (pene di morte per corruzione), sia nella opinione pubblica italiana.

NTC nasce per la moratoria, e la campagna per la moratoria nasce con NTC. NTC fu fondata da due parlamentari europei (per questo a Bruxelles): Maria Teresa di Lascia e Sergio D’Elia.

Vite drammatiche: Maria Teresa a 20 anni voleva essere missionaria laica, poi incontrò il Partito Radicale e ne diviene presto dirigente; morì di tumore l’anno dopo la fondazione di NTC, nel 1994 a 40 anni, e nel 95 vincerà il premio Strega con un suo romanzo.

Sergio D’Elia è stato terrorista rosso dell’organizzazione Prima Linea, 12 anni di carcere duro, scarcerato nel 1991. Radicale dal 1988.

In una lettera dal carcere, Nel 87, alle Brigate Rosse, prefigura il suo impegno futuro:

«Non vi sono progetti, futuri, umanità, speranze, che valgano una vita, la vita di chiunque… Non uccidete. Uccidere è sempre una perdita. Non vi è storia della salvezza, compagni assassini, che possa proseguire se spezza una vita.»

Spiace che proprio a causa del suo passato, il Partito Democratico nel 2008 ponesse il veto sulla sua candidatura in Parlamento. L’anno dopo la vittoria sulla moratoria…

Crediamo che la storia della moratoria sia la dimostrazione che si può raggiungere un obiettivo alto, anche se si è in pochi e con pochi soldi, purché si abbia perseveranza, convinzione, disinteresse al ritorno immediato o personale dell’investimento.

Soprattutto, purché si sappia e voglia intravedere gli spazi in cui si possa AGIRE. Con senso pragmatico e senza farsi bloccare da pregiudizi ideologici.

Ad esempio ancora oggi tanti rimproverano ai radicali l’alleanza (di un anno) con il Berlusconi del 1994, al suo ingresso in politica. Fu in quel 1994, per inciso, che il governo incaricò Emma Bonino di organizzare la Conferenza ONU per la istituzione 8 anni dopo, della Corte Penale Internazionale.

(Il cammino della moratoria 1994-2007)

E anche la moratoria nacque allora: nel luglio 1994, fu approvata in Parlamento alla unanimità una mozione parlamentare a prima firma ancora Emma Bonino, ma co-firmata da rappresentanti di tutti i partiti (inclusa la Lega e per AN Gianni Alemanno)

La mozione chiedeva l’impegno del governo per “stabilire subito una moratoria delle esecuzioni anche già decretate, affinché il principio dell’indisponibilità allo Stato della vita di ogni uomo si affermi ovunque nel mondo entro l’anno 2000;”[2]

Ma le mozioni e gli ordini del giorno, in parlamento come nel nostro Consiglio Comunale, non costano niente e non si negano a nessuno. Così si deve insistere, e le cronache riportano di un fax lungo due metri con 500 firme raccolte a Ferragosto tra i turisti a Fontana di Trevi con le quali NTC chiede al Presidente Berlusconi di impegnarsi perché la proposta di moratoria vada all’Assemblea dell’Onu (il termine era il 20 Agosto).[3]

Grazie a questo si giunge alla presentazione all’ONU di una risoluzione per la moratoria, che finisce 91 favorevoli contro 97 contrari. Una sconfitta? Nessuno pensava di vincere alla prima presentazione.

Per 3 anni il tema rimane in secondo piano, ma nel 1997 l’allora governo Prodi lo porta alla Commissione Onu dei Diritti umani a Ginevra e il documento viene approvato con 27 voti a favore e 11 contrari. Da allora, ogni anno fino al 2005, la risoluzione è regolarmente approvata dalla Commissione di Ginevra. La risoluzione non arriva mai all’assemblea generale dell’Onu ma da allora è come una goccia che cade nello stesso punto e scava nella pietra.

Nel 1999 succede che la risoluzione sulla moratoria varchi l’Oceano e si affacci al Palazzo dell’ONU, presentata dai paesi europei in commissione ma poi ritirata prima del passaggio in Assemblea.

Questi passaggi in commissione avvengono a novembre e poi le risoluzioni vengono portate in assemblea generale a dicembre. In commissione ci sono gli stessi paesi ma è il luogo in cui si discute e si raggiungono mediazioni. In Assemblea, invece, si fanno dichiarazioni di voto e si vota.

Dopo il 1999, si dovettero aspettare ancora diversi anni.

Esattamente il dicembre 2007, in cui (ancora Prodi presidente del Consiglio) la risoluzione fu approvata dall’Assemblea Generale: 104 favorevoli vs 54 contrari.

La risoluzione verrà poi ripresentata periodicamente. L’ultima volta nello scorso dicembre, con ben 114 favorevoli e solo 36 contrari.

Quindi: i favorevoli sono cresciuti dai 91 del 1994 ai 104 del 2007 ai 114 del 2014. I contrari scesi da 97, a 54, a 36[4]

(Moratoria: che ostacoli?)

Ma perché tutti questi anni, questi rallentamenti, questi lunghi stop?

Certo la resistenza dei governi: quelli che mantengono la pena; ma non solo: essendo che i due maggiori finanziatori dell’ONU, per un terzo del totale, sono Stati Uniti e Giappone, entrambi mantenitori della pena di morte, si è trovata timidezza pratica (non proclamata) da parte degli altri.  Ma non solo: c’era anche chi condivideva l’obiettivo ma non il cammino scelto (quello della moratoria).[5]

Nel 1999, secondo i giornali dell’epoca, fu l’unione europea che dura e pura e sorda ad ogni compromesso, fece naufragare la possibilità di portare la proposta alla Assemblea Generale.[6]

Nel 2003 si vide anche uno smaliziato ministro degli Esteri Frattini boicottare il “poco diplomatico” Presidente del Consiglio Berlusconi che premeva per la presentazione della risoluzione.[7]

Sempre nel 2003 ci fu una polemica di D’Elia verso Amnesty International – che ha sede a Londra dove la Gran Bretagna era il paese europeo che più rallentava, Amnesty colpevole ai suoi occhi di boicottare il metodo della moratoria in favore dell’abolizione.[8]

Ed ancora nel gennaio 2007 la polemica era viva, con NTC a spingere perché Amnesty aiutasse a passare dalla “tranquilla” Commissione Diritti Umani alla Assemblea Generale.[9]

Non è mia intenzione riaprire una polemica che è stata ricomposta dai fatti e dalla vittoria condivisa. Né tantomeno polemizzare con un militante appassionato ed amico come Abbas, sotto la cui guida io stesso ho militato in Amnesty.

Ma se dobbiamo fare la storia della moratoria, questa è stata. Cito questi episodi perché non è stata solo lotta tra pena di morte sì e pena di morte no, ma ancor più tra moratoria e “sogno di abolizione”.

Ma perché moratoria?

La differenza fra moratoria ed abolizione è che nel primo caso gli stati sospendono l’applicazione della pena di morte, pur mantenendola nei propri istituti giuridici (potendo pertanto tornare ad applicarla in futuro senza modifiche legislative), mentre nel secondo caso tale pena verrebbe totalmente depennata dalle legislazioni nazionali.

Nonostante i promotori della moratoria vogliano arrivare all’abolizione, la via della moratoria (meno limitante per la sovranità dei singoli stati) è stata scelta per convincere anche i paesi indecisi.

E neppure basta: nell’ultima votazione l’India ha dichiarato di votare contro perché la moratoria verrebbe promossa con l’obiettivo della abolizione, cosa contraria alla Costituzione indiana…

La moratoria è quindi una scelta pragmatica. Mentre la pena capitale è un scelta ideologica, che non può essere scardinata con un braccio di ferro, che anzi estremizza le rispettive posizioni anziché avvicinarle!

La chiave della vittoria della iniziativa di Nessuno Tocchi Caino sta, nella nostra opinione, nello essere azione radicale, nata da un movimento NON ideologico e con una visione Trans.nazionale. I dizionari dicono: Trans.Nazionale: “Che coinvolge direttamente la popolazione di più nazioni”

Quale è la situazione, oggi, della pena di morte?

 

Al 30 giugno 2014, [10]

  • I Paesi Abolizionisti sono 100,
  • Gli abolizionisti per crimini ordinari: 7 (di solito per periodo di guerra; o per crimini contro l’umanità),
  • Abolizionisti di fatto (cioè che non eseguono sentenze capitali da almeno 10 anni): 48
  • Paesi che attuano una moratoria delle esecuzioni: 6
  • Mantenitori: 37 (tra cui l’europea Bielorussia)

Questi 37 paesi sono per la maggior parte nel mondo musulmano (con l’eccezione di Mauritania e Tunisia) e in Oriente, sia comunista (Corea del Nord, Vietnam) che democratico (Giappone, Taiwan).[11]

Tra i mantenitori, purtroppo, le 4 nazioni più popolose al mondo: Cina, India, USA, Indonesia: oltre 3 miliardi di persone su 7 miliardi; anche se negli USA non tutti gli stati prevedono la pena di morte: su 53 giurisdizioni (stati, governo federale, forze armate…), 19 non hanno pena di morte, e diventano 33 se contiamo quelle che non la eseguono da più di 8 anni.

Per le esecuzioni, questi sono invece i dati, dal Rapporto di NTC del 2014 (che si riferisce a dati del 2013)[12]

Le esecuzioni sono stimate in 4016, di cui almeno 3mila in Cina; l’Iran almeno 687; l’Iraq almeno 172; l’Arabia Saudita almeno 78; la Somalia almeno 27; il Sudan almeno 21; la Corea del Nord almeno 17

Fra le democrazie liberali (e questi sono dati certi): Stati Uniti (39), Giappone (8), Taiwan (6), Indonesia (5), Botswana (1), India (1).

(Perché si continua)

Perché dopo la approvazione nel 2007, si continua a presentare la risoluzione?

Perché si aggiungono paesi, al voto e al sostegno (nel 2014 per la prima volta la Russia come presentatrice, non solo voto a favore),

Inoltre se ne continua a parlare e a suscitare posizioni attive, e ci sono anche miglioramenti alla risoluzione.

Per esempio, nel 2014, rispetto alla risoluzione del 2012: c’è una maggiore attenzione ai disabili “mentali e intellettuali” e un invito agli Stati membri di fornire all’Onu dati “disaggregati sulle esecuzioni”: anche se ogni menzione esplicita a quali tipo di disaggregazione (sesso, età, eccetera) è stato come compromesso eliminato.[13]

(Altri obiettivi)

 

Moratoria e abolizione della pena di morte non sono gli unici obiettivi di NTC. La dignità dell’uomo non è negata solo dalla pena di morte.

NTC si occupa anche di tortura.

La tortura è un metodo di coercizione fisica o psicologica, inflitta con il fine di estorcere delle informazioni o delle confessioni.

l’Italia sta arrivando in questi giorni ad una legge che la preveda espressamente come reato. E questo dopo 25 anni che si era preso l’impegno a farlo di fronte alle Nazioni Unite.

E tuttavia il reato è previsto senza qualificarlo come reato specifico del pubblico ufficiale, quale è da sempre; e con una postilla che renderà la legge inefficace: “affinché sia definito reato, la tortura diventa tale se è ripetuta più volte.”

Dunque Italia avanguardia contro la pena di morte, ma retroguardia contro la tortura. Perché? Il nostro parere è che in Italia non c’era già da tempo la pena di morte, ma la tortura è tuttora praticata. In diverse forme, che vanno dalla caserma Bolzaneto a Stefano Cucchi, dalla carcerazione preventiva al carcere 41bis,.

Probabilmente il rappresentante della Diocesi vi dirà come (abolita da Wojtyla la pena di morte nel 2001) Papa Francesco in un colpo solo abbia abolito ergastolo ed introdotto il reato di tortura.

Ma anche recentemente nelle parole di Papa Francesco troviamo ancora un legame tra pena di morte e tortura: ricevendo il 20 marzo in Vaticano la Commissione internazionale contro la pena di morte, il Papa ha detto: “la pena di morte segna il fallimento dello Stato di diritto.”

Ebbene il concetto di stato di diritto, nato tra 1200 e 1600 in Inghilterra[14], è strettamente legato al diritto del cittadino di appellarsi al re contro carcerazione ingiustificata e tortura.

Oggi NTC è impegnato sulla tortura non solo come campagna di sensibilizzazione ma avendo presentato la candidatura della propria tesoriere, Elisabetta Zamparutti, a rappresentante italiano nel “Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti” che dovrebbe essere scelto a giorni.[15]

Ma questo concetto dei trattamenti inumani o degradanti, è qualcosa che rischia di portarci ad un altro tema che non è esauribile qui, in 15 minuti, e di cui magari avremo modo di discutere ancora. Magari quando la Amministrazione Comunale emetterà il bando per la nomina del Garante Comunale ai Diritti delle Persone Private della Libertà.

 


[1] http://www.emmabonino.it/campagne/cpi/npwj.php

[2] http://radicalparty.org/it/content/pena-di-morte-mozione-parlamentarebrbrla-camera-dei-deputati-ha-approvato-allunanimita-la-m-0

[3] http://www.radioradicale.it/exagora/pena-di-morte-appello-a-berlusconi-con-fax-lungo-2-metri

[11] Afghanistan, Arabia Saudita, Palestina*, Bahrein, Bangladesh, Bielorussia, Botswana, Cina, Corea del Nord, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Gambia, Giappone, Giordania, India, Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Malesia, Nigeria, Oman, Pakistan, Saint Kitts e Nevis, Singapore, Siria, Somalia, Stati Uniti d’America, Sudan, Sudan del Sud, Taiwan*, Thailandia, Uganda, Vietnam e Yemen.

Ma davvero l’aborto farmacologico toglie risorse alla sanità?

Pare che nella destra reatina ci sia un gran fermento nel conquistare posizioni, in vista del chissà che. Non ci sembra estranea a questa tendenza la dichiarazione di Chicco Costini, che rimprovera a Zingaretti di aver esteso al Lazio quanto da tempo dovuto, e cioè la possibilità per le donne di accedere, all’interno delle procedure previste dalla legge 194, all’aborto farmacologico anziché chirurgico e quindi in day-hospital anziché in ricovero.

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