La provincia è sicura PERCHE’ mercato autonomo delle droghe leggere

Sono importanti le parole del Comandante provinciale di Rieti dei Carabinieri riguardo alla recente scoperta, in provincia, di tre casi di ingenti coltivazioni di cannabis, un totale di 500 piante destinate al commercio, da parte di 45enne, 50enne, 70enne locali.

Avevamo da subito rilevato che mentre i giornali titolavano al supermarket della droga, si trattasse piuttosto di produttori a km zero, che si tengono lontani e tengono lontani i consumatori dalla Grande Distribuzione Organizzata nigeriana e dalle multinazionali italiane del narcotraffico.

Oggi il Colonnello non solo ci conferma che “non si ravvisa uno spaccio organizzato come quello che i nigeriani riescono a fare nei vicoli del centro storico di Rieti” ma parla anche di “mercato autonomo rispetto a quello della Capitale, dove attualmente trovano grande diffusione le droghe sintetiche” e ciò ovviamente significa una maggior protezione da pericolose sostanze per i consumatori di cannabis che sarà pure “droga” ma che, dice il Ministero dell’Interno, “insieme a tabacco, alcol e caffeina è una delle droghe più  consumate al mondo”.

Un fenomeno dunque che dovrebbe far dire al Comandante che “la provincia è sicura PERCHE’ un mercato autonomo delle droghe leggere” piuttosto che dire “un mercato autonomo delle droghe leggere MA la provincia è sicura”.

Un fenomeno evidentemente positivo rispetto alla sua non esistenza e che perciò, al di là della dovuta e rispettabile applicazione della legge da parte dei Carabinieri, non giustifica a nostro avviso l’ingente spiegamento di uomini e mezzi (anche elicotteri!) vantato dal Comandante.

Federica Valcauda – Direzione Nazionale Radicali Italiani
Marco Giordani – Comitato Nazionale Radicali Italiani

Visita al carcere di Rieti, ancora lontano dalla città

Sabato 12 è stata effettuata una visita al carcere di Rieti, organizzata dall’associazione Radicali Roma che sta compiendo una serie di visite negli istituti regionali dando la opportunità anche a “normali cittadini” di accedere a questo mondo facendosene un’idea diretta; Sabina Radicale ha rilanciato l’iniziativa localmente. Solo due cittadine reatine, Silena D’Angeli e Rossella Gigli hanno aderito: entrambe in “politica” ma non in amministrazione ed entrambe impegnate nel volontariato; né amministratori, né “cittadini di Facebook” hanno ritenuto di approfittare dell’iniziativa: un’occasione persa per entrambe le categorie.

La visita dell’istituto, oltre a consentire la conoscenza delle umanità presenti, di detenuti e detenenti, avrebbe permesso specie agli amministratori di confrontarsi con una realtà che, proprio come la città esterna, ha grandi potenzialità inespresse ed inascoltate, anche dalle amministrazioni locali.

In particolare tutte le amministrazioni comunali succedutesi nei decenni sono state lontane da questa parte viva della città: ricordiamo che a Rieti è istituita da quasi dieci anni la figura, a titolo gratuito, di un Garante Comunale dei Diritti dei Detenuti, che non è però mai stato nominato; attualmente l’istituto riceve la visita di collaboratori del Garante Regionale ogni due settimane. Il corpo sociale cittadino (le associazioni, gli ordini) risente certo di questa lontananza.

Nella prima visita che effettuiamo dopo pandemia e dopo le rivolte, abbiamo trovato un istituto certo più vivibile rispetto ad altri, non solo perché ufficialmente risulta non sovraffollato (ma ricordiamo che le celle ideate per due persone furono successivamente adattate e dichiarate per quattro) ma perché gran parte della giornata è vissuta in sezione, a celle aperte. Vogliamo sperare che sia questa maggior vivibilità ad aver tenuta lontano da Rieti l’ondata di suicidi arrivati, con progressione quasi giornaliera, nel momento in cui scriviamo, a 83 da inizio anno (79 tra detenuti, 4 tra agenti).

Il problema più sentito dai detenuti è ancora quello delle attività lavorative: nessuno lavora fuori, nessun lavoro è portato dentro. Spiragli si intravedono grazie all’iniziativa “Seconda Chance” della giornalista Flavia Filippi che con il suo sforzo di connettere istituti, imprenditori, amministratori, è giunta un mese fa anche a Rieti, bene accolta dalla amministrazione che però chissà perché non ne ha dato notizia alla città.

Se l’assenza di attività lavorative è particolarmente gravosa per i detenuti extracomunitari, privi di ogni possibile aiuto esterno alla sussistenza, incide per tutti pesantemente sul processo di reinserimento e su recidiva a fine pena. Questa considerazione dovrebbe muovere l’interesse di ogni governante ed amministratore, anche per chi non prendesse per buona la Costituzione su cui ha giurato (“le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”).

Alle regionali una candidatura di coalizione, non di partito.

Lettera aperta al PD

Ormai pare certo che ad inizio Febbraio si voterà per il governo e per il Consiglio della Regione Lazio. Sulle pagine nazionali dei giornali impazzano le ipotesi sulla coalizione “non di destra” e sui possibili candidati Presidente.

Ma quale sarà il ruolo di Rieti e della sua provincia, in queste elezioni? Rieti rappresenta meno del 3% dei voti che vengono espressi per decidere il Presidente regionale. Se di certo il voto di ognuno di noi varrà tanto quanto quello di qualsiasi altro laziale, tuttavia a livello di comunità provinciale il nostro peso è irrisorio.

Per questo, se un ragionamento va fatto, deve essere sul consigliere che sarà chiamato a rappresentarci in Consiglio Regionale.

Come radicali sabini pensiamo che questo ragionamento vada fatto in un’ottica “di coalizione”, ed è questa la proposta che rivolgiamo al Partito Democratico.

La motivazione di questa proposta sta nel meccanismo elettorale[1] che prevede 40 consiglieri eletti proporzionalmente e 10 per premio di maggioranza. Innanzitutto va ricordato che, a causa della dimensione di Rieti, nessun candidato reatino verrà eletto tra i 40: il voto dei reatini ad una delle liste concorrerà semplicemente ad eleggere consiglieri regionali di quella lista, ma che verranno da altre province. E’ così dal 2013, anche se spesso i candidati tendono a nasconderlo o a far credere il contrario.

Il nostro futuro consigliere è invece scelto come rappresentante del Presidente vincente. In che modo?

In passato esisteva un “listino del Presidente”, rappresentativo delle varie province e concordato dalla coalizione, che risultò però indigesto perché composto da soli “nominati” e fu perciò eliminato.

Il listino fu sostituito da un premio di maggioranza di 10 consiglieri, da ripartire proporzionalmente tra i partiti vincenti; solo che anche questa ripartizione non avrebbe dato alcun eletto a Rieti; così fu ideato un meccanismo “Salva Rieti”[2] che, deformando la ripartizione proporzionale, garantisce uno dei 10 consiglieri ad ogni provincia: dove dovesse mancare, sarà scelto il candidato del principale partito (a livello locale) dello schieramento vincente a livello regionale.

Facciamo un esempio: se Fratelli D’Italia risultasse il primo partito in provincia ma il Presidente Regionale eletto fosse quello dello schieramento di sinistra, verrebbe chiamato in Consiglio un candidato della lista più votata della coalizione di sinistra (cioè finora, e con ogni probabilità ancora oggi, il Partito Democratico).[3]

Ciò comporta come chiara conseguenza che il consigliere continua a essere un mero “nominato”, ma non più dalla coalizione bensì da un unico partito.

Per questo motivo noi radicali, che parteciperemo convintamente alla coalizione di sinistra, chiediamo che l’eletto in Consiglio venga visto e considerato per quello che è, come un rappresentante della coalizione.

Ciò tanto più che l’assegnazione del seggio al candidato PD (o FDI) avviene a scapito di altre liste, per via del già menzionato meccanismo “Salva Rieti” che sottrae ad esse il seggio che secondo la quota proporzionale sarebbe spettata loro.

Proponiamo perciò al PD provinciale di non chiudersi nelle sue stanze (per di più attraversate dai venti precongressuali) per decidere il candidato della sua lista, ma di individuare insieme agli alleati due figure che possano rappresentare davvero la coalizione provinciale nel corso della nuova consiliatura regionale.

(Diciamo “il candidato” e “due figure” perché finora, ed anche oggi sulla stampa, si è sempre considerato l’uomo come il vero candidato e la donna come solo di supporto).

In coerenza con il presentarsi del PD come una lista “non solo di partito” sia alle recenti elezioni comunali sia alle politiche (in quest’ultimo caso, infatti, la lista “Italia democratica e progressista” aveva sì il simbolo del PD in evidenza, ma a seguito di accordi politici con diversi altri soggetti, come Art.1, Demos, PSI, Radicali Italiani, Volt) la nostra proposta è un’offerta di assunzione di responsabilità da parte del PD stesso, come forza non egemone o prevaricatrice degli alleati ma inclusiva, e che si faccia carico del ruolo che ha sempre svolto e che gli è riconosciuto.


[1] Come, perché e quando si è arrivati a questa legge elettorale: https://sabinaradicale.it/2022/05/23/lattuale-legge-elettorale-regionale-storia-e-difetti/

[2] Così definito nelle sedute del Consiglio Regionale che approvò la legge elettorale nell’ottobre 2017

[3] Anche nel 2018, con il PD al proprio minimo e una candidatura molto spinta come candidato “civico” del ex sindaco Petrangeli, i voti del PD furono oltre il doppio (20,95% contro 8,90%)

Sulla proposta di legge elettorale regionale

Intervista al Corriere di Rieti

Prima delle elezioni come Più Europa – Radicali avete presentato una nuova legge elettorale regionale. Cosa cambierebbe per Rieti?

Rieti da due legislature ha un solo consigliere, ma non scelto dai cittadini; nel 2013 era in un listino bloccato, dal 2018 va alla Pisana un esponente di un partito della coalizione vincente nel Lazio, anche se i sabini avessero votato compatti dall’altra parte.

E con questa proposta?

Il territorio regionale viene diviso in 32 collegi uninominali, e la provincia di Rieti ne avrà garantito uno (nonostante sia più piccola degli altri collegi).

Senza i partiti?

Ci saranno partiti e coalizioni e possibilità di disgiungere il voto tra partito e candidato del collegio. Tramite i partiti, verranno eletti 18 consiglieri con metodo proporzionale; con meccanismi però che garantiscono governabilità al Presidente ed una rappresentanza adeguata alle minoranze.

Perché questa legge?

Quella attuale ha gravi problemi. A parte Rieti, possono accadere situazioni paradossali: se 4 anni fa 1639 elettori di Latina invece di restare a casa avessero deciso di andare e votare PD, sarebbe successo che il PD avrebbe avuto in Consiglio Regionale un consigliere in meno! Poi c’è una questione di legittimazione del Presidente: Zingaretti per esempio è stato eletto la prima volta con il 40% dei voti, e riconfermato da meno di un elettore su tre.

Cosa succederebbe per il presidente?

Anche qui una novità: si prevede un ballottaggio; senza apparentamenti però. Lo stesso avverrebbe per i collegi uninominali.

E’ una proposta che ha possibilità di essere accolta?

Le resistenze saranno molte, specie dai “signori delle preferenze” romani che dovrebbero riconvertirsi a presentarsi all’intero elettorato. Ma siamo confidenti, per i gravi problemi di cui dicevo.

Chi può aiutare?

I partiti minori, cannibalizza dalla legge attuale; ma soprattutto i territori. Questo è il motivo per cui qui l’abbiamo presentata e abbiamo intenzione di tornarci coinvolgendo tutte le istituzioni locali.

Crematorio a Rieti: un proposito dimenticato da sindaco e vicesindaco?

Da mesi è sorto in Sabina un dibattito sull’iniziativa dell’amministrazione di Montasola per la costruzione di un crematorio.

Un dibattito che in provincia non è una novità: accadde a Pozzaglia nel 2010 e a Borgo Velino lo scorso anno.  A Pozzaglia si desisté per le proteste di parte dell’opposizione (peraltro spalleggiata da Fabio Melilli, allora Presidente di Provincia). A Borgo Velino l’iter è in corso e l’amministrazione che lo aveva promosso è stata confermata alle elezioni. Vedremo se a Montasola si arriverà a concretizzare il progetto.

Chi protesta adduce timori di inquinamento; le amministrazioni smentiscono questi timori e portano dalla propria il vantaggio economico che l’impianto porterebbe nelle casse comunali. C’è poi chi aggiunge timori più vari, dal pericolo per gli ulivi al ritorno sfavorevole per la propria vocazione turistica, sempre prossima a concretizzarsi – ignorando per inciso che in Svizzera la cremazione riguarda la pressoché totalità delle scelte.

Sempre è mancata però in questo dibattito “LA” argomentazione, che è quella del diritto dei cittadini alla possibilità di cremazione. La cremazione è una pratica in continua costante impetuosa crescita, che in Italia nel 2020 riguardava un terzo delle scelte. Malgrado ciò, non esiste nessuna struttura in questa provincia o nelle città più vicine, L’Aquila e Terni; non considerando Roma per la quale si legge di lunghe liste di attesa, i reatini debbono rivolgersi agli impianti di Perugia, Ascoli, San Benedetto o Viterbo. Anche l’Abruzzo ne è attualmente privo, sebbene si legga di progetti a Città Sant’Angelo e ad Avezzano.

Tra le voci di protesta è utile però evidenziare quella di Legambiente Bassa Sabina che, pur dichiarando “questi impianti assolutamente necessari” pone la questione del perché proprio lì.

Questa sì è una obiezione appropriata: essendo questa una esigenza quanto meno provinciale, la cosa più normale sarebbe che il tema sia almeno presente al Comune Capoluogo; il quale poi, a nostro avviso, se ne dovrebbe far carico se le iniziative private nei comuni minori non avessero seguito. Questo è esattamente quello che come NOME Officina Politica abbiamo messo nero su bianco nel programma della lista.

Come stanno invece le cose? Seguiamo e cerchiamo di stimolare la questione, come Sabina Radicale, da anni. Cinque anni fa notammo con piacere che il tema era stato considerato da Cicchetti nel suo programma elettorale, poi trasfuso nel documento ufficiale “linee programmatiche per le azioni di mandato”. Esso conteneva un’apertura e soprattutto un riconoscimento dell’esigenza: “è da valutare la possibilità e l’eventuale conseguente collocazione di un crematorio, considerata la richiesta di tale servizio”. Promettendo ampliamenti per tumulazioni, Cicchetti parlava di “penosa migrazione delle salme”; che quindi crediamo si applichi anche a viaggi di centinaia di chilometri.

Oggi non troviamo questo tema esplicitato in nessuno dei programmi dei candidati sindaco. Normale per il nostro candidato Carlo Ubertini il cui programma delinea un quadro generale e non vuole avere la minuzia di chi invece, da Sindaco uscito o Vicesindaco uscente, dovrebbe dar conto nel proprio programma di quanto non è riuscito ad implementare nel proprio mandato (peraltro, accade il contrario: Sinibaldi ha nel programma amministrativo futuro gli interventi cimiteriali già appaltati o in corso…).

Il fatto che il proposito di valutazione (nemmeno quindi un impegno di realizzazione) sia scomparso dai programmi del Vicesindaco che si candida a Sindaco, cosa significa? Significa che la valutazione è stata fatta? Non crediamo, visto che non ne è stata data comunicazione alla città. O non c’è più la richiesta? In tal caso, eccoci che la rinnoviamo.

Fabio Andreola
Marco Giordani
Marco Orlandi
Gianfranco Paris

Referendum Giustizia: a Rieti avvocati e magistrati dibattono tra sì e no, la politica tace.

Tra due settimane si voterà per 5 referendum sul tema Giustizia.

Giovedì pomeriggio si è tenuto a Rieti, organizzato dalla Camera Penale di Rieti, un convegno che ha messo di fronte personaggi del prestigio del presidente degli avvocati penalisti Giandomenico Caiazza (per il Sì) ed il magistrato sostituto procuratore di Roma Mario Palazzi (per il No)

Le due ragioni si sono confrontate muovendosi su diversi livelli: la inutilità o dannosità delle modifiche della norma (secondo il magistrato) e il senso politico e simbolico dei quesiti, a fronte di evidenti storture della Giustizia in quei campi in cui i referendum cercano di intervenire (secondo l’avvocato).

Si raggiungerà il quorum? Difficile: l’informazione è scarsa, e a motivazione si dice che le questioni “giustizia” non appassionano – strano, essendo l’amministrazione della Giustizia il motivo fondante dell’esistenza degli Stati.

Proprio per essere la Giustizia il fulcro della convivenza civile, è importante il senso politico dei quesiti e per questo come Sabina Radicale e Radicali Italiani sosteniamo il Sì.

Eppure la sala, molto affollata da avvocati e magistrati, non ha visto la presenza (a meno di qualche avvocato) e soprattutto il contributo di esponenti dei partiti oltre il nostro.

Contributo che sarebbe stato quanto mai opportuno per i partiti che sostengono il No (ad esempio il PD o il M5S), che avrebbero potuto affiancare alle ragioni tecniche del magistrato le loro ragioni politiche, contrapponendole a quelle politiche squadernate dal rappresentante dell’avvocatura.

Dai partiti che sostengono il Sì, che vanno in città da Azione al PSI, ad IV, a FI e alla destra ci aspetteremmo invece una campagna tra i cittadini che sarebbe agevolata, anziché ostacolata, da quella delle amministrative. Eppure, non abbiamo visto e sentito nulla neppure dai promotori del referendum, e cioè dai leghisti.

Le cronache non ci hanno riportato di nessun accenno neppure dai leader nazionali: sono già passati qui Tajani e Salvini; quel Salvini i cui manifesti per il referendum campeggiavano strumentalmente alle comunali di ottobre a Milano, ma che sembra sfilarsi ora che si va a votare.

Rimangono due settimane prima del voto e saranno cruciali: qui a Rieti per mobilitare al Sì e altrove per mobilitare al voto.

A Rieti (e Cittaducale, Antrodoco, Pescorocchiano, Casaprota, Salisano e Nespolo) la caccia al voto di preferenza su di sé potrà ben abbinarsi al mostrare all’elettore che l’adesione al proprio partito non è puramente strumentale all’ottenimento del suo voto alle comunali.

PNRR: la transizione energetica richiede la partecipazione dei cittadini

NOME Officina Politica ne parla Lunedì con Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Italiani


Il tema del PNRR è ben presente nella campagna elettorale reatina; PNRR non è però solo soldi da spendere, ma impegni che sulla transizione energetica sono richiesti al Paese.

Entro dicembre 2022 le Regioni dovranno individuare le aree idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili.

L’individuazione delle aree idonee non potrà non passare dal rapporto con i territori e con gli amministratori locali.

A Rieti – e provincia – abbiamo avuto in passato anche recente molti diversi tentativi di installazione di impianti (fotovoltaici, biometano, biomasse, biogas) che non hanno avuto esito o hanno comunque incontrato forti opposizioni.

Ecco allora la necessità di una vera e propria rivoluzione culturale che comprenda, certo, lo snellimento della burocrazia e il gioco di squadra di tutte le parti coinvolte ma anche e soprattutto la ricostruzione di un rapporto trasparente e collaborativo con i cittadini.

E’ quello che NOME Officina Politica ha indicato con chiarezza nel proprio programma e con forza nel suo slogan “Per una città a energia civica”.

Di questi temi, della transizione energetica e di partecipazione ma anche dei problemi che attengono alla gestione dei rifiuti parleremo Lunedì 30 alle 18:30, al Comitato Ubertini Sindaco, con Massimiliano Iervolino, segretario nazionale di Radicali Italiani.

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Massimiliano Iervolino, laurea in chimica industriale, è esperto di gestione rifiuti, sul quale tema ha pubblicato diversi volumi ed è stato per due legislature consulente della Commissione Ecomafie. Recentemente, ha proposto al Sindaco Gualtieri l’indizione a Roma di un referendum consultivo che consenta informazione, partecipazione e dibattito della cittadinanza sul progetto di termovalorizzatore.

Dal voto referendario può arrivare un segnale, al di là del quorum

Contributo di Marco Giordani al convegno “Le ragioni del Sì e del No”


Senza nasconderci dietro un dito, dobbiamo prendere atto che ben difficilmente questo referendum raggiungerà il quorum.

Sento al contempo diversi politici che lo dichiarano come un “segnale per il Parlamento”; anche Sabino Cassese ne parla come “sollecitazione al Parlamento”.

Interpretare un referendum non per la norma che modifica o abroga ma come “segnale” non è una novità; ad inaugurare questo aspetto credo siano stati i referendum sul Nucleare del 1987.

Personalmente questo non è nelle mie corde e non mi ci sono mai adattato, tuttavia in questo caso un segnale, VOLENDO, credo sia ricavabile anche nella probabile situazione di non raggiungimento del quorum.

Ciò è dato dall’abbinamento alle elezioni amministrative, che si terranno in tutta Italia, in comuni grandi e piccoli, del nord e del sud, coinvolgendo mille comuni e 9 milioni di elettori.

Non è usuale che referendum si svolgano in abbinamento a delle elezioni. Accadde nel 2009, abbinando (però al turno di ballottaggio) tre referendum sulla legge elettorale.

Allora l’abrogazione di parti del Porcellum ebbe a livello nazionale il 23% di affluenza ed il 77% di sì.

Si diede allora per scontato, così come in altri referendum che i Sì preponderassero a causa della scarsa partecipazione. Ma è così? No!

Sono andato a vedere cosa accadde in grandi città in cui si votò al ballottaggio: a Firenze si ebbe il 59% di affluenza. I votanti al referendum furono meno, il 48% ma con la stessa percentuale nazionale 77% di Sì. A Bologna il 62% al ballottaggio e 53% al referendum, 77% di Sì. A Padova affluenza 65%, per il referendum 51%, Sì al 74%. A Bari, 60% di affluenza, 54 al referendum, 76% di Sì.

Non so se questa coincidenza tra il Sì nazionale ed il Sì dove la gente vota avverrà anche stavolta. Sarebbe però importante, per afferrare il SEGNALE, non fermarsi nei commenti alla scarsa affluenza nazionale, ma estrapolare i dati dei comuni in cui si sarà votato per le amministrative.

Nel frattempo ne dovrebbe derivare che le forze politiche che veramente vogliano ottenere qualcosa da questo referendum debbano fare campagna soprattutto qui, dove si vota. Cosa che però…

L’attuale legge elettorale regionale: storia e difetti

LA LEGGE DEL 2005 CON IL LISTINO

La legge oggi in funzione deriva da quella del 2005 (prima ce n’era una che portò alla Pisana Roberto Giocondi). Allora essa prevedeva 70 consiglieri, di cui 56 eletti e 14 con il “listino” del Presidente. Questi 56 eletti hanno garantito a Rieti sia nel 2005 che nel 2010 ben due consiglieri (sempre Antonio Cicchetti e Mario Perilli) più una portata dal listino (Annamaria Massimi per Marrazzo, Lidia Nobili per Polverini).

Questo listino aveva tre caratteristiche: gli elettori non ci potevano mettere becco, ci doveva essere almeno un nome per provincia, era figlio di un accordo tra i partiti di spartizione dei 10 posti – accordo che precedeva il voto.

2012: IL TAGLIO DEI CONSIGLIERI

Poi cosa succede? Beh, succede che nell’ottobre 2012 Mario Monti decide una serie di tagli ai “costi della politica”, tra cui la riduzione dei consiglieri regionali da 70 a 50, dei quali 40 eletti e 10 del listino.

Magicamente questa riduzione, combinata con la sproporzione tra i vari collegi elettorali, e segnatamente Rieti (1 seggio “spettante”) e Roma (29 seggi), fa sì che sia molto molto improbabile che a Rieti sia assegnato il consigliere che pure “spetterebbe”. Rimane quindi il solo consigliere dal listino, e infatti nelle elezioni del 2013 – causate dallo scandalo “Rimborsopoli” – Rieti viene rappresentata dal solo Daniele Mitolo.

2017: DA LISTINO A PREMIO DI MAGGIORANZA

A seguito di quello scandalo (sollevato grazie ai Radicali), la legge elettorale viene corretta trasformando l’odioso listino in un Premio di maggioranza da distribuire tra le liste di maggioranza secondo il voto degli elettori ed i loro consiglieri più votati.

In questo meccanismo più dipendente dal voto dei cittadini, si pone però il caso di Rieti e si prospetta un meccanismo chiamato “Salva Rieti”. Alla fine si decide, per non creare un meccanismo “ad Rieti” che ogni provincia debba avere un suo consigliere nel premio di maggioranza.

Questo consigliere viene scelto come il più votato del partito più votato della coalizione che ha vinto in Regione. Si vota nel 2018, Rieti ancora non ottiene nessun consigliere tra i 40 mentre nel premio di maggioranza, essendo eletto Zingaretti, passa il più votato (Fabio Refrigeri) del partito più votato (il PD) della coalizione a sostegno di Zingaretti.

COSA NON VA NELLA LEGGE ATTUALE?

Nella sostanza, rimane per Rieti una non piena determinazione del proprio rappresentante: se questo meccanismo pur introduce una scelta (del partito e del candidato) da parte dell’elettore questo è sempre all’interno della coalizione vincente in Regione, che non è detto sia quella vincente in provincia (anche se va detto che in tutte le elezioni dal 2005 sia finora avvenuta una coincidenza tra la maggioranza provinciale e quella regionale)

Di nuovo c’è che, scomparso l’accordo pre-voto tra i partiti di coalizione, si tiene conto sì dei rapporti tra partiti secondo il voto ottenuto, ma poi il meccanismo di salvaguardia delle province fa sì che i partiti maggiori cannibalizzino i minori (così avvenne nei confronti del secondo eletto di PiùEuropa). Tanto che alle uniche elezioni tenutesi il PD, con il 53% dei voti della coalizione si vede assegnare il 90% del premio di maggioranza!

Se probabilmente è questo l’aspetto che potrebbe spingere partiti minori a chiedere con forza (e logica) una correzione, nell’esame dell’ultima elezione si evidenziò come questo meccanismo porti anche a potenziali distorsioni inaccettabili come il fatto che se nella circoscrizione di Latina, 1639 elettori che non andarono a votare avessero deciso di andare e votare PD, il risultato sarebbe stato che il PD avrebbe avuto in Consiglio Regionale un consigliere in meno!

Una tale illogicità rende necessaria una revisione della legge. Revisione per la quale candidiamo la proposta di Alessandro Capriccioli che, oltre agli altri meriti che ci illustrerà, dal punto di vista reatino permette agli elettori della provincia di Rieti di scegliere direttamente il proprio rappresentante.

Putin davanti alla Corte Penale Internazionale.

Non c’è Pace senza Giustizia: Sabina Radicale raccoglie firme per la sua incriminazione

Sabina Radicale sarà domenica mattina in Piazza a Rieti per raccogliere firme sull’appello di cittadini perché Putin sia incriminato davanti alla Corte Penale Internazionale.

L’appello chiede al Governo di cooperare con la Corte Penale Internazionale per l’indagine già avviata: agevolandone il lavoro, sostenendola in tutti i modi possibili e finanziando in modo adeguato tale iniziativa. Ciò facendo seguito alla richiesta del Procuratore Generale della Corte che ha già inviato investigatori in Ucraina ma ha ribadito l’importanza di pressioni anche della società civile e chiesto aiuti finanziari e personale specializzato ai Paesi aderenti.

La Corte Penale Internazionale è un organismo costituito a Roma nel 1998 a cui aderiscono 123 paesi; si occupa non di relazioni tra paesi ma di crimini commessi da individui, anche capi di stato. Fondata anche grazie all’azione di “Non c’è Pace senza Giustizia”, associazione radicale fondata da Emma Bonino, ha perseguito e condannato diversi individui per genocidio, crimini di guerra o crimini contro l’umanità; perché il “non accada mai più” non è compatibile con l’impunità.

I cittadini, oltre che ai nostri tavoli, possono sottoscrivere l’appello su https://radicali.it/putin-allaja/

Una richiesta di sottoscrizione dell’appello è stata nei giorni scorsi indirizzata a tutti i sindaci; Sabina Radicale si augura che anche dai nostri rappresentanti arrivi una adesione, ad interpretazione del sentimento delle nostre comunità.