Vola il referendum Cannabis Legale; ma lo Stato non se ne avvede.

Proprio mentre martedì dal Comitato Referendum Cannabis si annunciavano le 330mila firme raccolte in 3 giorni online su www.referendumcannabis.it (ricordiamo che ne vanno raccolte 500mila entro il 30 Settembre, oggi mercoledì siamo a 420mila), a Rieti veniva diffuso un comunicato dei Carabinieri che riportava la denuncia di un 20nne incensurato per la coltivazione di 1 (una) pianta di cannabis.

Che la notizia sia stata diffusa, come promotori del referendum lo riteniamo un bene e crediamo che vada anche a vantaggio della raccolta firme mostrando l’insensatezza della norma attuale.

Non ci stupiamo che lo Stato occupi così le proprie risorse, che anche in un territorio periferico e “tranquillo” come il nostro sono sempre scarse: allo stato attuale è senz’altro dovuto che le forze dell’ordine effettuino le loro indagini e controlli; questo anche dopo la sentenza delle Sezioni Unite Penali della Cassazione del 16 aprile 2020, n. 12348 che ha sentenziato non sia punibile chi coltiva cannabis in casa per uso personale qualora l’esiguità del numero di piantine e prodotto e i mezzi usati, consentano di escludere lo spaccio.

Quello che sicuramente non è dovuto e non ci sembra opportuno è accompagnare la notizia con una foto scenografica della pianta tra due militari, neanche fosse stato rinvenuto un deposito d’armi della malavita.

Se la crisi del nostro sistema sociale si ravvisa anche nel sentire lo Stato come cosa “altra”, lo Stato dovrebbe evitare di mostrarsi così lontano da quanto si va ormai affermando a vari livelli, dal giurisprudenziale al politico al sociale.

Martedì a Rieti sit-in per la legalizzazione della cannabis

L’iniziativa organizzata a livello nazionale di fronte ai Tribunali nel momento in cui Walter De Benedetto sarà a processo ad Arezzo

Martedì 27 aprile, alle ore 12, attivisti dei Radicali, di associazioni, imprenditori e qui e là altri partiti, si ritroveranno con degli annaffiatoi di fronte ai Tribunali della propria città, in tutta Italia, in segno di solidarietà con Walter De Benedetto, che in quel momento andrà a processo ad Arezzo.

A Rieti, alla manifestazione promossa da Radicali Italiani, MeglioLegale ed IoColtivo.eu e organizzata localmente da Sabina Radicale hanno già aderito anche Cittadinanzattiva Rieti, il Tribunale del Malato Rieti, il Movimento civico “Rieti Città Futura”, la Federazione provinciale PSI, la Rieti LGBT+ associazione Arcigay, Controvento, PiùEuropa Rieti; hanno annunciato la loro presenza i consiglieri comunali Mauro Rossi e Simone Petrangeli. Per eventuali altre adesioni ed annunci di presenza o solo per maggiori informazioni: info@sabinaradicale.it

Walter De Benedetto ha 49 anni e fin dall’adolescenza soffre di artrite reumatoide, una malattia degenerativa che lo costringe a letto e provoca dolori atroci. Non c’è una cura per la sua patologia ma c’è il modo di soffrire un po’ meno: dal 2011 assume regolarmente cannabis a scopo terapeutico.

Pur in possesso di ricetta medica in questi anni Walter non ha ricevuto un adeguato quantitativo di farmaco utile alla gestione della sua malattia.

Da 14 anni, infatti, nel nostro Paese è consentito il ricorso alla cannabis terapeutica, ma il fabbisogno è superiore alla produzione e all’importazione del farmaco. Secondo il report Estimated World Requirements of Narcotic Drugs 2020 dell’International Narcotics Control Board, l’Italia ha un fabbisogno di 1.950 kg all’anno di cannabis medica. A fronte di tale domanda, sulla base di quanto pubblicato sul sito del Ministero della Salute, lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze (SCFM), nel 2019, ha distribuito alla farmacie cannabis per soli 157 kg.

Per far fronte alla cronica carenza di cannabis Walter ha deciso, assumendosene la responsabilità, di coltivare autonomamente la cannabis necessaria per la sua terapia. A seguito di questa decisione è sotto imputazione di coltivazione di stupefacente ai fini di spaccio. Per il suo amico Marco che lo aiutava annaffiando le piante, cosa che Walter non riusciva a fare, è scattata la messa alla prova e il suo “reato” si estinguerà se nel periodo di volontariato dimostrerà “ravvedimento e buona condotta”.

La evidente schizofrenia italiana sulle prescrizioni di cannabis terapeutica è però solo la punta dell’iceberg del più generale tema della criminalizzazione senza senso della cannabis. “Criminale non è Walter, criminale è una legge bieca e proibizionista”, dichiara Marco Giordani di Sabina Radicale, che aggiunge: “Dobbiamo lottare per la legalizzazione della cannabis, consumata da più di sei milioni di cittadini italiani. Non manifestiamo contro i tribunali e le forze di polizia, ma per loro, in quanto depenalizzare i reati legati alle droghe libererebbe forze dell’ordine e sistema giudiziario da migliaia di procedimenti inutili, e svuoterebbe le carceri. Basta regalare soldi alle mafie e alla criminalità organizzata, basta dannosi tabù, e sì a nuove imprese e posti di lavoro, a città più sicure, alla sicurezza sanitaria di ciò che i consumatori assumono. ‘Io non lo farei’ non deve mai diventare ‘tu non lo devi fare’. Essere in piazza a nostro fianco martedì significa manifestare il proprio dissenso a leggi dannose e vecchie. Il mondo ormai, addirittura in Messico e negli Stati Uniti, sta abbandonando il proibizionismo ed è tempo che anche l’Italia e l’Europa si pongano su questa via”.