PNRR: la transizione energetica richiede la partecipazione dei cittadini

NOME Officina Politica ne parla Lunedì con Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Italiani


Il tema del PNRR è ben presente nella campagna elettorale reatina; PNRR non è però solo soldi da spendere, ma impegni che sulla transizione energetica sono richiesti al Paese.

Entro dicembre 2022 le Regioni dovranno individuare le aree idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili.

L’individuazione delle aree idonee non potrà non passare dal rapporto con i territori e con gli amministratori locali.

A Rieti – e provincia – abbiamo avuto in passato anche recente molti diversi tentativi di installazione di impianti (fotovoltaici, biometano, biomasse, biogas) che non hanno avuto esito o hanno comunque incontrato forti opposizioni.

Ecco allora la necessità di una vera e propria rivoluzione culturale che comprenda, certo, lo snellimento della burocrazia e il gioco di squadra di tutte le parti coinvolte ma anche e soprattutto la ricostruzione di un rapporto trasparente e collaborativo con i cittadini.

E’ quello che NOME Officina Politica ha indicato con chiarezza nel proprio programma e con forza nel suo slogan “Per una città a energia civica”.

Di questi temi, della transizione energetica e di partecipazione ma anche dei problemi che attengono alla gestione dei rifiuti parleremo Lunedì 30 alle 18:30, al Comitato Ubertini Sindaco, con Massimiliano Iervolino, segretario nazionale di Radicali Italiani.

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Massimiliano Iervolino, laurea in chimica industriale, è esperto di gestione rifiuti, sul quale tema ha pubblicato diversi volumi ed è stato per due legislature consulente della Commissione Ecomafie. Recentemente, ha proposto al Sindaco Gualtieri l’indizione a Roma di un referendum consultivo che consenta informazione, partecipazione e dibattito della cittadinanza sul progetto di termovalorizzatore.

Sabina Radicale porta i nodi della periferia all’attenzione del congresso nazionale

Si è tenuta nel fine settimana la tre giorni del congresso di Radicali Italiani, unico partito italiano a tenere un congresso cui possono partecipare tutti gli iscritti ed unico partito a tenere un congresso annuale.

Sabina Radicale ha partecipato anche con interventi della mentanese Valentina Cosimati e del segretario Marco Giordani, che al termine dei lavori è stato confermato eletto nel Comitato Nazionale.

<<Nel mio intervento – dichiara Marco Giordani – ho posto all’attenzione degli iscritti una declinazione locale di temi di lotta radicale: il primo è sulla partecipazione, sul quale abbiamo già avuto occasione di richiamare la politica reatina pre-elettorale.>>

Il segretario di Sabina Radicale sottolinea che mentre in Italia a livello locale si implementano sofisticati meccanismi di partecipazione, inclusa la sottoscrizione online di iniziative come delibere e referendum, in periferia – e qui a Rieti – questi istituti mancano del tutto o non sono implementati perché mancano i regolamenti.

<<Per questo motivo, come secondo firmatario di una mozione particolare abbiamo ottenuto con altri compagni “periferici” la istituzione di un gruppo di lavoro che innanzitutto faccia una ricognizione dello stato dell’arte sui territori, per poi avanzare una proposta di legge quadro nazionale sulla partecipazione che possa anche sopperire alle inerzie locali.>>

L’altro tema, di interesse ancor più pressante per Rieti, è quello della legge elettorale. Il mondo radicale da sempre sostiene l’uninominale di collegio di tipo anglosassone, che fu scelta al 95% dai cittadini in referendum nei primi anni 90, poi traditi dal Parlamento.

Marco Giordani dichiara: <<Rieti, a causa del taglio dei parlamentari, potrebbe essere salvata solo da un uninominale di collegio, dato che con l’attuale legge – che nonostante le rassicurazioni non verrà modificata – il nostro territorio scomparirà, diluito in un collegio in cui risulterà insignificante. “Potrebbe”, ma non sarà così.

Però insieme alle politiche fra un anno voteremo anche per le regionali. La legge elettorale laziale, combinata alla sproporzione delle dimensioni dei diversi collegi provinciali, fa sì che Rieti non riesca ad avere un suo rappresentante eletto. Per questo motivo furono introdotti dei correttivi utilizzando la quota consiglieri di premio di maggioranza (ex listino); correttivi che però creano distorsioni tra i partiti ed assurdità costituzionali, come che nell’ultima elezione il PD avrebbe avuto complessivamente meno consiglieri se a Latina avesse preso 1700 voti in più.>>

Per quanto riguarda Rieti – prosegue Giordani – <<questi “correttivi” hanno l’effetto di farci avere in Consiglio Regionale non un eletto dai cittadini, rappresentante della maggioranza dei reatini, ma un rappresentante della maggioranza regionale.>>

La Regione Lazio è dunque il laboratorio ideale, per la inapplicabilità del proporzionale a collegi così disparati, di un sistema elettorale a carattere uninominale, per il quale infatti il consigliere di +Europa-Radicali Alessandro Capriccioli è prossimo a presentare un disegno di legge a base appunto uninominale.

<<Ho raccomandato quindi – conclude Marco Giordani – di evidenziare nel Lazio problema e soluzione, per poi portare questo “esperimento” regionale al dibattito nazionale sulla legge elettorale. Ed è questa credo un’occasione anche per la politica reatina, provinciale e comunale, che dovrebbe spingere in questa direzione, quantomeno per smentire chi la vede diretta più dalle segreterie regionali che non dai suoi elettori>>

Referendum: frustrata la richiesta di partecipazione ma i politici reatini non se ne danno pena.

Come si sa, la Corte Costituzionale ha annunciato la bocciatura dei due referendum di iniziativa popolare, per la legalizzazione dell’eutanasia e la liberalizzazione della coltivazione di cannabis.

Per Eutanasia Legale a Rieti città sono state raccolte in tre mesi e mezzo circa 3400 firme (non tutte di reatini) mentre 184 sono stati i reatini che hanno firmato da fuori comune e 191 hanno firmato tramite SPID. Per il Referendum Cannabis nel breve arco di un mese ben 461 reatini hanno sottoscritto la richiesta di referendum tramite la farraginosa procedura con lo SPID.

Un notevole interesse dunque, e probabilmente una delusione per come la Corte li ha bocciati in maniera pretestuosa e fallace, a giudicare dalle parole del Presidente Amato.

Come ha reagito la politica reatina di fronte a questa delusione dell’istanza popolare di partecipazione?

Sabina Radicale da mesi evidenzia la necessità, nell’interesse anche degli amministratori, di una maggiore partecipazione e coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che ci riguardano. Abbiamo quindi voluto scandagliare, ovviamente limitatamente alle pubbliche esternazioni sui media, quale sia stata la posizione dei politici in merito a questa frustrata richiesta di partecipazione.

Nessuno di loro appartiene ai partiti che, insieme all’Associazione Luca Coscioni, hanno promosso la raccolta firme; i partiti di destra si sono da sempre dichiarati contrari a progressi su questi temi, mentre gli altri partiti non hanno una posizione definita, preferendo da decenni evitarli.

Altro però è la posizione dei politici di fronte ad una richiesta di partecipazione attiva dei cittadini, tanto più inattesa – anche dai promotori – in un contesto di crescente disaffezione dalla politica e dalle urne. Non per niente Salvini, anche cosciente di quanti suoi elettori avessero sottoscritto le richieste, ha espresso il proprio rammarico: “Mi spiace per i tre referendum bocciati. Per quelli su morte procurata e droghe avrei votato contro, ma per me il referendum è sempre uno strumento bello”.

Dei quattro parlamentari, solo di Alessandro Fusacchia (di FacciamoEco) si trova un commento («“Per la democrazia italiana”. Sempre più debole. Serve essere liberi per voler difendere la libertà»). Nulla da Lorenzoni (M5S), Melilli (PD), Trancassini (FDI). Le cose non cambiano scendendo di livello: né il consigliere regionale Refrigeri, né il presidente di Provincia Calisse, né il sindaco Cicchetti hanno qualcosa da dire, né siamo riusciti a trovare dichiarazioni espresse da qualche consigliere comunale.

Non va meglio con i candidati a sindaco: niente da Sinibaldi, e sarebbe stata una piacevole sorpresa; Petrangeli, che pure ha fattivamente contribuito alla raccolta firme, non fa menzione di QUESTA partecipazione, limitandosi a fare appello a quella alle primarie; eppure non ha mancato in questi giorni di esserci su argomenti come i venti di guerra in Ucraina e la lotta al cancro. Il suo contendente alle primarie, Di Berardino – che non ha al momento un profilo sui social media – ha richiamato in tv le parole di Mattarella sulla “nuova stagione di partecipazione”. Di Berardino auspica si concretizzi anche in città e, non a caso, la parola “partecipazione” campeggia in testa ai manifesti che hanno accompagnato la sua candidatura, ma ha perso l’occasione per calarla sull’attualità di quelle ore.

Attualità che eppure nel volgere dei prossimi mesi vedrà questi concittadini chiamati ad eleggere i propri rappresentanti comunali, regionali e nazionali.

Valga anche per Rieti il richiamo di Mattarella alla partecipazione dei cittadini.

Il Presidente Mattarella ha toccato nel suo messaggio al Paese moltissimi temi: molti consueti e dovuti, altri che finora aveva forse trascurato, come magistratura e dignità nelle carceri e che come radicali naturalmente salutiamo con favore.

Tra i temi non usuali però, uno che dovrebbe interessare anche Rieti è stato il suo richiamo ad una “stagione di partecipazione”, alla necessità di un “costante inveramento della democrazia” e che le scelte che ci attendono si debbano attuare con “libero consenso e coinvolgimento sociale”, l’invito ai partiti di “favorire la partecipazione” per “riannodare il patto con le istituzioni”.

Sabina Radicale ha già richiamato, in diverse occasioni e contesti, al fatto che questo tema sia ineludibile nel prossimo futuro e nelle amministrazioni ad ogni livello.

Sono i prossimi profondi cambiamenti per la transizione energetica ed ecologica ad imporcelo sia a livello nazionale che locale; la complessità delle sfide che abbiamo di fronte richiede un coinvolgimento e uno sforzo corale e condiviso, a meno che non si voglia percorrere una via autoritaria.

A livello locale, nonostante le ultime amministrazioni siano troppo spesso inciampate su micro e macro decisioni non condivise, la ricucitura di una comunità cittadina sembra non essere un obiettivo della politica: su questa esigenza, oggi ancor più pressante, aveva già fallito la giunta Petrangeli, che pure si pose il tema; tema poi sfrontatamente rigettato dalla giunta Cicchetti-Sinibaldi, cui l’attuale opposizione non ha opposto che inazione.

Un’amministrazione non può più fare a meno della partecipazione dei cittadini.

Oggi sul sottopasso ma anche in futuro.

Il dibattito sul “sottopasso di Viale Maraini” coinvolge diversi aspetti, ma a parere di Sabina Radicale si trascura il vero tema.

Il primo aspetto, quello più noto e dibattuto, è l’impatto su viale Maraini del sottopasso stesso.
Pensato dalla amministrazione per “unire” due pezzi di città, rischia di essere vissuto come la spezzi tra un “di qua” ed un “di là”. Questo danneggiando irrimediabilmente anche l’estetica e la funzionalità (in ottica di una non lontana mobilità meno automobilistica) del viale che, con un futuro sviluppo delle aree ex industriale, dovrebbe diventare il nuovo baricentro della città.

Il secondo aspetto è l’impatto che l’attuazione del piano avrebbe sul traffico cittadino – tra l’altro bloccando la città intera per tutti i mesi che l’opera richiederà: il sottopasso renderà il traffico automobilistico più scorrevole lì, qualche volta nella giornata, ma andrebbe considerato cosa comporterà lo sbarramento per sempre di Via Molino della Salce-Viale dei Flavi e di Via Angelo Maria Ricci-Via Porrara, con per di più un aumento del traffico in due punti che non sembrano strutturati al meglio per sostenerlo: il ponte a Porta d’Arci, già oggi un imbuto, e la “rotatoria” intorno al McDonald (con parcheggio e negozi interni).

E’ evidente come una simile “rivoluzione” del traffico non possa essere affrontata senza un serio studio sui suoi impatti. Non già un PUT, la cui proposta – pur pagata dai contribuenti – giace nei cassetti del Comune, giacché esso prevede una riorganizzazione dei flussi senza creazione (o eliminazione) di nuove strade, ma un PUM (Piano Urbano di Mobilità).

Il vero tema, su cui vogliamo richiamare l’attenzione è però un altro: non è concepibile che una tale decisione, che avrà notevoli conseguenze – positive o negative -, venga presa da un singolo, pur a suo tempo legittimamente eletto, senza un reale coinvolgimento ed informazione alla città sui vari aspetti che il progetto comporta.

Questo della partecipazione e del coinvolgimento della comunità non è uno vezzo ideologico, come fu interpretato da Cicchetti sin da appena reinsediato, allorché cancellò le consulte cittadine con la scusa della partecipazione degli extracomunitari (sic!). Lo stesso Statuto del Comune di Rieti, predisposto durante la consiliatura Emili, recita che “Il Sindaco promuove riunioni di cittadini, di enti, di associazioni rappresentative della realtà comunale per informarli sull’attività del Comune e sugli obiettivi che l’Amministrazione intende perseguire in ordine ai più rilevanti problemi della comunità e per recepirne indicazioni.”

I tempi a cui a brevissimo andremo incontro saranno guidati dalla necessaria transizione ecologica che, per gli obiettivi che si pone, richiederà infrastrutture, impianti e scelte che avranno impatto reale sul quotidiano dei cittadini; tutti e ovunque. Viste le esperienze di difficoltà finora sperimentate ciò sarà possibile nel nostro Paese solo con una partecipazione informata, partecipata, convinta delle comunità.

Stavolta sarà indispensabile, e non solo come slogan elettorale, riavvicinare i cittadini alle istituzioni. La riconquista della fiducia, un approccio più trasparente da parte di chi applica le misure e la partecipazione attiva di chi le vive ogni giorno diventeranno, anzi sono già adesso, necessità ad ogni livello amministrativo. Radicali Italiani ha appena lanciato una campagna per la transizione ecologica che pone la urgente necessità, tra le altre cose, di questo approccio.[1]

Per questo motivo, come radicali riteniamo proprio il tema della partecipazione attiva un fattore ineludibile per una amministrazione locale. Tutto il resto – le piste ciclabili monodirezionali, le acacie o robinie che siano, il sottopasso, ma anche via Vazia o il cedro – sono problemi che se ben si osserva sono a cascata di quello.

Per i tempi che il progetto sui passaggi a livello ha di fronte a sé, sarà la prossima amministrazione a doverlo fronteggiare. Sarà l’amministrazione di Cicchetti o della sua eventuale continuità capace di questa apertura che necessariamente non potrà essere su una questione sì e su una no?

Non si direbbe che ne sia o che ne sarà capace: le dichiarazioni che tuttora vengono dal Palazzo Comunale appaiono di un’altra epoca, e si sapeva, ma sono incompatibili con l’epoca in cui siamo appena entrati.


[1] https://radicali.it/unasceltaradicale/