Disposizioni Anticipate di Trattamento – una indagine nella provincia di Rieti

• La prima in Italia condotta nei piccoli centri

L’INDAGINE

In occasione dei tre anni dalla legge che istituiva le Disposizioni Anticipate di Trattamento (il cosiddetto “testamento biologico”) l’associazione Sabina Radicale ha condotto, in collaborazione con la Associazione Luca Coscioni, una indagine presso tutti i comuni della provincia di Rieti.

L’indagine fa seguito a quella effettuata su scala nazionale dall’Associazione Luca Coscioni a fine 2019, limitata ai comuni sopra i 60mila abitanti, quindi non coinvolgendo Rieti. L’indagine diede dati diversissimi da città a città: per rimanere nel circondario, Terni segnalò una DAT ogni 251 abitanti, ma Roma una ogni 849 e L’Aquila ogni 1219.

Questa reatina è la prima indagine “diffusa” in Italia, condotta su un territorio non urbano e coinvolge anche l’anno di pandemia 2020 e indaga su se i comuni si siano attivati nella trasmissione delle DAT alla Banca Dati Nazionale, istituita a fine 2019 e che finalmente rende molto più fruibili, in caso di necessità, le DAT depositate.

I RISULTATI

A fronte della richiesta, inviata la prima volta il 3 gennaio, dei 73 comuni della provincia hanno risposto in 71, non essendo arrivata risposta – nonostante i solleciti – solo da Collevecchio e Rieti. 

Il campione è più che indicativo coprendo oltre 100mila abitanti, con solo 3 comuni (Fara, Cittaducale e Poggio Mirteto) sopra i 5mila abitanti.

Sono state depositate DAT nel 45% dei comuni, per un totale di 189 DAT, con un rapporto di una DAT ogni 555 cittadini.

Le DAT si concentrano per l’87% in Sabina (che copre 60mila abitanti) dove ne è depositata una ogni 376 abitanti. Una ogni 1632 cittadini invece nel resto della provincia, con la conca reatina a 3200, il Cicolano e Turano a 1700, l’alta valle del Velino a 950.

Che più della metà dei comuni non abbia avuto nessun deposito non stupisce se consideriamo che in provincia ben 37 comuni non arrivano ai mille abitanti. I più grandi comuni privi di DAT, di duemila abitanti, sono Poggio Bustone, Cantalice, Leonessa, Amatrice, Antrodoco e (unico fra questi in Sabina) Stimigliano.

I comuni (tutti in Sabina) con il più alto tasso di deposito DAT sono Toffia (1 ogni 94 cittadini), Magliano Sabina e Vacone (113), Roccantica (134) e Poggio Nativo (139). Negli altri territori, Castel Sant’Angelo (178) e Borgo Velino (188). Il comune con più DAT è Fara in Sabina, che con 14mila abitanti è il più grande e ne ha 34, poi Magliano con 32.

Un terzo delle DAT sono state depositate nel primo anno della legge, il 58% nel 2019 e solo il 10% nel 2020.

Riguardo il versamento delle DAT alla Banca Dati Nazionale, in solo 5 casi i comuni hanno segnalato di non averlo ancora fatto, avendo così l’indagine stessa dato loro l’opportunità di adempiere a questo importante passo della procedura.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

La prima considerazione è che il tasso di deposito per popolazione nel nostro territorio “rurale” non è sensibilmente minore di quello nei grandi centri; singolare come il valore sia praticamente lo stesso tra i capoluoghi censiti dalla Associazione Luca Coscioni (una ogni 362 abitanti) e i nostri comuni della Sabina. Vero che l’indagine della ALC si fermava al 2019, ma abbiamo visto come il 2020 abbia contribuito solo per il 10%.

E’ probabilmente presto per trarre indicazioni dall’andamento annuale dei depositi: il 2018 ha risentito dell’avvio della legge e dell’organizzazione dei comuni (le prime in provincia risultano a luglio – ma ricordiamo che a Rieti città furono depositate ad aprile[1]) e si può supporre che ci fossero cittadini già informati ed in attesa; per il 2020 la pandemia avrà avuto sicuramente il suo impatto, a quanto pare frenante.

Non si ravvisa una differenza tra comuni in base alla loro dimensione, comunque per la provincia di Rieti sempre limitata.

Colpisce la notevole differenza nel tasso di depositi tra la Sabina, pur territorio “rurale” ed il resto della provincia. E’ ovviamente una differenza che si riscontra anche in molte altre occasioni ed indicatori, ma meraviglia una così marcata differenza su un tema che riguarda tutti indistintamente, e la cui informazione non crediamo sia stata veicolata differentemente a seconda dei territori. E’ probabilmente opportuno uno sforzo di comunicazione da parte delle istituzioni, anche locali; comunicazione che diventa “dovuta” nel caso della ASL, che su questo è inadempiente alla legge stessa che le prescrive l’obbligo di informazione.

SULLA OSSERVANZA DELLA LEGGE SU PUBBLICITA’ E TRASPARENZA

Vanno innanzitutto ringraziati tutti gli uffici comunali che hanno collaborato a questa indagine. Vediamo comunque come essi hanno reagito alla richiesta.

In 32 hanno risposto alla richiesta di accesso agli atti entro il termine di 30 giorni stabilito dalla legge. Altri 30 lo hanno fatto a seguito di una diffida inviata dopo 35 giorni. Per altri 5 è stato necessario dopo un altro mese un ulteriore sollecito, per altri 4 un quarto sollecito per altri 4, ed un quinto sollecito per un altro.


Dispiace per i soli due comuni (tra cui spicca il comune capoluogo) che non hanno risposto come la legge prescrive all’accesso agli atti ed alla successiva diffida; per capire come mai ciò sia accaduto è stato coinvolto il Difensore Civico regionale.


[1] https://sabinaradicale.it/2018/04/18/depositati-a-rieti-i-primi-testamenti-biologici-sabato-21-i-tavoli-informativi-dellassociazione-luca-coscioni/

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